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La semplicità è la forma della vera grandezza

...perchè la vita è un brivido che vola via...è tutto un equilibrio sopra la follia...

Andrea

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Benvenuti nel blog di Massimo Troisi

"Vciè a' vit s' pigl comm ven..."

"...Secondo te i' sò scem allor...i' a pigl comm ven...sul cca a' mmè m' ven semp na' chiavc..." 

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NAPOLI E' VISTA COME CITTA' DA EVITARE RICETTACOLO DI CRIMINALITA', E DI RIFIUTI.

MA NON E' COSI', NAPOLI E' MILLE COLORI!  ANCHE SE IL MARRONE A VOLTE DOMINA...

 

 SITO DI NAPOLI   www.napoliacolori.tk 

Dec. 12
October 08

Operata al cervello al settimo mese, recupera la vista e salva i suoi bimbi

Quando ha scoperto di avere il cancro al cervello era incinta da sette mesi, avrebbe dovuto scegliere se essere operata e salvarsi o portare avanti la gravidanza con grave rischio per la sua salute. I suoi colleghi medici però, lavorando in squadra, le hanno impedito la drammatica scelta, salvandola e rendendola una madre felice.

La cura ormonale
Elisabetta Tresoldi, 36enne ematologa residente ad Orsenigo, è sposata da cinque anni e lavora presso la struttura ospedaliera di Erba. Un anno fa lei e il marito Massimo decisero di mettere in cantiere un figlio, ma inizialmente sembrava ci fossero difficoltà. La dottoressa aveva iniziato una cura ormonale per favorire la gravidanza ma dopo due tentativi andati male stavano pensando di rivolgersi allo Stato per un’adozione. Ma la terapia ormonale prevede tre cicli di cure ed è stato proprio durante l’ultimo che Elisabetta si è scoperta incinta di due bambini. «Ero felicissima », ha raccontato.

Problemi alla vista
La felicità della coppia è stata messa in discussione al secondo mese di gestazione, quando Elisabetta ha iniziato ad avvertire problemi all’occhio sinistro, con il quale non riusciva più a mettere a fuoco. Pochi giorni dopo gli stessi sintomi anche all’occhio destro. La Tresoldi è stata visitata subito dall’oculista San Gerardo di Monza ma il problema era di natura neurologica.

La diagnosi
Dopo la Tac i medici le dissero che il cranio presentava un’anomalia cerebrale. I successivi esami non hanno più lasciato spazio a dubbi: Elisabetta aveva un tumore alla base del cranio, un meningioma benigno che, però, rischiava di crescere in fretta e comprimerle i nervi ottici, rendendola cieca per sempre. Ad agosto la dottoressa era diventata cieca di un occhio e presto la stessa sorte sarebbe toccata anche al secondo.

La lotta per la vita
Sono stati momenti duri, quelli in cui la donna ha dovuto lottare con se stessa, con i dubbi di una scelta lacerante: pensare alla sua salute e farsi operare, interrompendo la gravidanza, o lasciare che i suoi piccoli crescessero dentro di lei, sacrificando la vista. «In ospedale mi sono sempre stati tutti vicini, dottori e personale - ha raccontato la donna - e grazie ai miei colleghi, non ho dovuto scegliere».
Dopo qualche settimana di riunioni e comparazioni di esami infatti, il team di medici che l’ha presa in cura, ha deciso di operare senza interrompere la gravidanza.

Ecco Elia e Rachele
Elisabetta oggi è una mamma felice, con suo marito e i suoi piccoli Elia e Rachele, nati lo scorso 5 novembre. «Questa esperienza ha unito tanto me e mio marito - ha ricordato la donna - la sera prima dell’intervento gli dissi che poteva essere il mio ultimo giorno da vedente e che, in quel caso, sarebbe diventato lui i miei occhi, per vedere i nostri bambini crescere. Se oggi siamo tutti qui, lo devo all’ospedale»
October 04

'Io vado dovunque ci sono dolore e sofferenza e non c'e' amore, per portarcelo''

La prima storia che voglio raccontare va un pò in contrasto con quello che ho scritto nella mia introduzione, perché vi voglio raccontare la storia di un personaggio diventato ormai famoso, sul quale è stato prodotto anche un film, ma credo che sia sempre una storia bella da raccontare e soprattutto da ricordare, essendo, a mio parere uno dei più belli esempi positivi di semplicità. Il suo nome è Hunter “Patch” Adams.
 
Decide di fare il medico quando adolescente viene ricoverato in una clinica per malattie mentali a causa di una forte depressione. Là conosce Rudy, un ragazzo malato di mente e lo aiut a superare i suoi deliri grazie a un gioco divertente. Patch si accorge che aiutare gli altri gli da' gioia ed emozione e decide di iscriversi all'Universita'.
Qui pero' incontra un ambiente asettico, dove viene incoraggiato il distacco dal paziente, dove si insegna tutto sulla malattia e niente sul malato e diventa un ribelle. Viene bocciato una volta per "eccessiva gaiezza" e un tutor universitario gli dice: "se volevi fare il clown dovevi andare a lavorare in un circo". Patch vuole anche fare il clown ma desidera soprattutto diventare medico e cosi'... mette insieme le due cose.
Patch e' una sorta di guaritore che cerca di scoprire come funzionano i pazienti. Cosa li diverte? Cosa li stimola? Realizzare le loro fantasie puo' aumentare l'emissione di endorfine e accelerarne la guarigione.
E allora Patch riempie una stanza di palloncini, una vasca da bagno di tagliatelle, va in giro con un naso da clown e le scarpe grandi, indossa una cravatta che emette dei suoni e soprattutto sorride e spiega: "Sappiamo tutti quanto sia importante l'amore, eppure, con quale frequenza viene provato o manifestato veramente?
I mali che affliggono la maggior parte dei malati, come la sofferenza, la noia e la paura, non possono essere curati con una pillola. I medici devono curare le persone, non le malattie".
 

Il Gesundheit! Institute, con sede a Hillsboro nel West Virginia, è stato fondato nel 1972 dal dottor Patch Adams.

Il Gesundheit Hospital nasce da una proposta di modello di sistema sanitario con lo scopo di cambiare la società: si tratta di un Ospedale rurale con 40 posti letto, nel quale le cure sono gratuite e basate sulla compassione e sull’amicizia. L'Istituto basa la propria attività sulla sostituzione di sentimenti negativi come egoismo e competizione con generosità e compassione.

Una delle missioni regolari del Gesundheit! Institute prevede il ricorso alla cosiddetta Clownterapia. Il progetto prevede l'uso del sorriso come elemento integrante ed efficace della terapia medica. In passato, il Gesundheit! Institute ha predisposto l'invio di Clown in zone di guerra come la Bosnia, campi per rifugiati in Macedonia, e orfanotrofi per bambini con AIDS.
 

Gesundheit Institute, una clinica non convenzionale nella quale i pazienti incontrano non solo un medico ma anche un amico, rappresenta il compimento dei sogno che Patch Adams ha sempre lottato per realizzare.
"L'assistenza medica è sempre più automatizzata. E' diventato un business", spiega Robin Williams. "Le persone hanno sempre meno contatti con i medici e gli infermieri, Il mio personaggio invece rifiuta di perdere la fiducia nell'importanza delle maniere gentili. E' quel tipo di medico la cui sola presenza fa star meglio".

"Oggi sappiamo tutto sulle endorfine e sull'importanza che la mente esercita nel processo di guarigione. Questa consapevolezza non esisteva ancora negli anni '60 e '70, quando Patch ha delineato la propria filosofia."

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Intervista a Patch Adams
D.:"Sei appena tornato dalla Macedonia, ti sembra un posto adatto per un clown?"
R.:" Dovunque la sofferenza porti le persone a perdere la fiducia e la visione positiva della vita la' e' un buon posto per un clown rivoluzionario. E' stata un'esperienza incredibile. Eravamo 30  persone, molti erano medici ma per la burocrazia della Nato non hanno potuto visitare nessuno nei campi profughi, allora abbiamo dato nasi rossi anche a loro. Avevamo preparato alcuni piccoli spettacoli ma non siamo riusciti a rappresentarli. I bambini ci hanno preso d'assalto, centinaia di bambini che volevano toccarci e avere il naso dipinto di rosso, bambini che non ridevano da giorni e noi eravamo li, e sentivamo le bombe esplodere subito al di la' del confine e bastava la sola nostra presenza a portare un'atmosfera diversa. Quando arrivavamo la tensione della guerra aveva contaminato i bambini che imparavano l'odio verso i Serbi, quando ce ne andavamo nessuno stava piu' pensando alla vendetta.
D.:" Quando hai capito che potevi usare la figura del clown per cambiare lo spirito delle persone?
R.:" Mio padre era morto in guerra, da soldato; mio zio si era suicidato, io avevo 18 anni, fui ricoverato 3 volte in ospedale psichiatrico e dovetti essere anche operato di ulcera; ero sempre ammalato. Fu guardando il mio compagno di stanza in manicomio che capii che io ero un principiante del dolore, li c'erano veri professionisti. Avrei dovuto soffrire moltissimo per eguagliarli. Capii che avrei pero' anche potuto usare la sofferenza come un'occasione per scherzare e che avrei potuto vivere tutto come un gioco. Nel mio ospedale, ad esempio, quando un malato dice di essere depresso io lo ammanetto al mio polso e lo porto in giro tutto il giorno con me. E io saluto le persone facendo scherzi buffi come infilare la testa nei miei pantaloni da clown e fingere di essere un uovo di pasqua che respira. E prima o poi il mio depresso fa un sorrisino e allora io gli faccio notare che in quel momento non e' depresso. E' quello che ho fatto con me stesso tutti i giorni negli ultimi 30 anni. E da allora non mi sono mai piu' ammalato.
D.:" Vuoi dire che non sei mai triste?"
R.:" Se muore un amico, e io ho tanti amici perche' tutti i miei pazienti sono amici e ogni tanto uno di loro muore, allora io soffro ma accetto di vivere questa emozione, e tutte le emozioni mi danno forza perche' le emozioni sono la vita".
D.:"Non ti sembra che la tua via sia un po' estrema, difficile da imitare?"
R.:" No chiunque puo' scendere per strada o fare la coda alla banca e cambiare quello che ha davanti. A volte basta proprio un niente. Avete in tasca una cacca finta e la mettete per terra e guardate le reazioni delle persone che cercano di evitarla. Io giro sempre vestito cosi', come un clown, e le persone ci mettono poco a capire che sono io che ho fatto lo scherzo e molti si uniscono a me. Una volta, in un aeroporto, il mio aereo era in ritardo di 2 ore e io ho coinvolto 30 persone in questo gioco. E' stato molto meglio che andare avanti e indietro sbuffando e guardando l'orologio e arrabbiandomi con le linee aeree. Nella vita ognuno deve scegliere tra essere uno che e' triste o essere un criminale di guerra come Bill Gates, che ha tanti soldi che potrebbe sfamare tutto il mondo e non lo fa, o essere un clown rivoluzionario come me."
D.:"Allora la comicoterapia salvera' il mondo?"
R.:"Odio la parola comicoterapia. Adesso tutto e' terapia. Musicoterapia, cromoterapia, acquaterapia. Io sono un essere umano e percio' sono comico.

September 25

Intervista a Claudio Lippi: "La protesta contro la tv spazzatura è stata un successo, ma non è finita qui"

Abbiamo fatto una lunga chiaccherata con Claudio Lippi all'indomani della sua protesta. Ci ha parlato di Buona Domenica, della tv spazzatura, dei progetti futuri, dei rapporti con Cesare Lanza, dei limiti del lavorare con Costanzo, del ruolo di Sgarbi in tv e... di quell'appuntamento mancato con Piersilvio Berlusconi.

 

Domenica scorsa - alle 17.30 - è andato in scena l'atto finale della sua campagna contro la tv volgare. Proviamo a tirare le somme, anche perché i dati sono discordanti: qualcuno parla di un milione e mezzo di adesioni, altri di 600mila. Gli spettatori hanno spento la tv o no?
Le notizie discordanti provengono da chi non vuole ammettere la riuscita della protesta, quelle positive da parte di chi invece, come me, interpreta in modo positivo quella che è stata una riduzione delle accensioni; e io mi rifaccio ai dati Auditel. Una delle motivazioni del presunto insuccesso è stato un tracimare di ascolti su Licia Colò. Le due aziende maggiori, Mediaset e Rai, hanno deciso di mandare la pubblicità nella fascia 17.30/35, e l'AGP, che elabora i dati, ha comunque rilevato un'inflessione maggiore di pubblico rispetto al solito. E poi ho ricevuto migliaia di mail di sostegno, la gente non vuole più accettare questa tv; l'emorragia di pubblico dalla tv generalista alla satellitare esiste, questo dovrebbe farci riflettere sulla cattiva tv che stiamo producendo.

 

Immaginiamo comunque che la campagna non fosse fine a se stessa. L'obbiettivo non erano quei cinque minuti: dove ha intenzione di spingersi?
La mia scelta sofferta di abbandonare una certezza economica e di immagine si completerà solo quando definirò un progetto che preveda l'adesione dei responsabili delle Reti, dei produttori, degli autori e degli artisti. Devo essere coerente nelle mie scelte: è necessario uscire dalla tv e denunciarla dall'esterno. In futuro potrò anche tornare, per ora ho altri obiettivi: voglio un manifesto, una autoregolamentazione che preveda veramente delle pene. Non come succede ora: si fanno appelli al Presidente della Repubblica per l'intervista scioccante di Paola Perego ad Annamaria Franzoni - in fascia protetta - ma tutto rimane impunito.

Ma che Lippi rivedremo in tv... quando tornerà?
Bisognerà vedere se ho voglia di tornare. Su Internet viene chiesto a grande voce il ritorno de Il Pranzo e servito, non solo da parte di anziani o nostalgici, ma anche da ragazzi che avevano 10 anni allora e che oggi ne hanno 25: c'è il rimpianto per la tv del passato. E poi i giochi corretti ed eleganti funzionano sempre: pensate all'Eredità, è un giochino senza pretese ma ha sempre otto milioni di spettatori.

La RAI ha deciso di mettere fine alla follia dei palinsesti. Cosa ne pensa? Qualcosa si sta muovendo anche grazie al suo plateale gesto?
Non vorrei essere frainteso, ma il clamore procurato dall'abbandono di una trasmissione da parte di chi fa la tv da anni potrebbe aver scatenato un piccolo tsunami. Penso che in queste settimana qualcosa stia cambiando. Non dobbiamo salvare una logica di diritto divino secondo il quale esiste solo questa televisione. Non è vero, questa è una tv da cambiare; e comunque è destinata a spegnersi da sola con il tempo.

Da quest'anno era diventato autore di Buona Domenica, ma il rapporto con Lanza è sempre stato difficile o i problemi sono iniziati dopo?
I rapporti con Lanza, capo progetto, e con il gruppo di autori, erano inizialmente quasi idilliaci. C'era rispetto reciproco. Tutto è però durato il tempo di una riunione. I primi di settembre avevo già capito che il progetto stava andando altrove, ma ho deciso di non lamentarmi subito. Ad un certo punto sono stato estromesso come autore, mi hanno tolto idee e spazi e hanno cominciato a dire: "Tu fai quello che ti diciamo noi".
Dopo la prima puntata ho chiamato Piersilvio Berlusconi per capire la logica del progetto e per discutere sulle imposizioni di Lanza. Mi diede un appuntamento per il 25 di ottobre. Il 23 ottobre mi chiamò la segretaria disdicendo l'appuntamento, senza darmi indicazioni su un nuovo incontro. La settimana successiva è successo il fattaccio.

Lei è sempre stato protagonista della tv della sobrietà, però a Buona Domenica, con Maurizio Costanzo, non ha sempre espresso il meglio di sè.
E' vero, ci sono stati momenti non esaltanti, diversi da quelli de Il pranzo è servito, Giochi senza Frontiere o Mai dire gol. Credo comunque di aver sempre avuto buongusto e rispetto per il pubblico. E poi lavorare con Costanzo è una garanzia, ma anche un limite. Garanzia perchè lui è responsabile di tutto ciò che accade, ed è un personaggio che fa tv da trent'anni, un limite perchè è difficile ribellarsi alle sue scelte editoriali, che oltretutto erano condivise dalla Rete (vedi i reduci dei reality in trasmissione). E poi tutti parlano di 'sto cangurotto: non aveva pretese di spessore o di comicità, era solo un giochino che con il tempo era diventato molto amato dai bambini.
La volgarità è piuttosto un tale di nome Sgarbi che dice parolacce ed ha atteggiamenti di isteria pura. Non si può dare della spazzatura al Cangurotto.

Oltretutto Sgarbi era chiaramente lì per litigare, diciamocelo: esagerava proprio per fare ascolto. Lo pagavano per quello.
Per lui la tv è volgarità, nell'accezione latina del termine, e lo ammette pubblicamente. Dice anche che lo pagano per questo, non ha problemi a confessarlo: metti un gettone nella parte incazzatura e lui si arrabbia, lo metti dalla parte della cultura e ti parla di cultura. Ora abbiamo anche quelli che stanno facendo gli stage di incazzatura: Silvia Rocca e Marina Ripa di Meana.

Pentimenti?
Potevo resistere fino a maggio senza dare fastidio: chi voleva apparire poteva farlo, gli autori si portavano avanti le loro ragazzotte, io mi prendevo i soldi e alla fine me ne andavo. Potevo farlo, è vero, ma improvvisamente mi sono guardato allo specchio e mi sono fatto schifo. Sono fiero della mia scelta e credo che comunque, dopo quella domenica, qualcosa in tv sta cambiando.

L'altra faccia della vita...

Provate ad accendere la TV, in qualsiasi momento della vostra giornata, sintonizzandovi su un qualsiasi canale, nel 99% dei casi troverete davanti a voi o le immagini di un reality, o quanche servizio su un personaggio famoso con i relativi commenti sulla sua vita privata o litigi televisivi creati per aumentare l'audience, ma più in generale una serie di frivolezze e banalità che sono ormai entrate a far parte della nostra vita e che ormai sono considerate "normali", cioè non ci facciamo più caso e difficilmente cambiamo canale ma segiuamo con discreto interesse e leggera attenzione. I modelli che la TV ci propina quotidianamente non ci danno la giusta dimensione della realtà in cui viviamo, ma la modellano a loro vantaggio per inbire lo sviluppo critico della gente e indirizzarle verso una forma mentis, che distoglie dalla ricerca della verità e imprigiona nei limiti in cui decidono di farci vivere. In questo mio piccolo spazio io voglio scrivere e raccontare storie che secondo me possono insegnare a crescere, a sviluppare la capacità critica delle persone e dare un immagine positiva della vita. Perchè tantissime sono le storie di coraggio, di umità, di sacrificio, di passione che noi non conosciamo, ma conosciamo tutto della vita privata dei personaggi famosi, dei loro tatuaggi e delle loro molteplici fidanzate/i. Non pretendo di cambiare la vita di nessuno ma semplicemente portare (nel mio piccolissimo spazio) esempi positivi nei quali a mio modesto parere i giovani di oggi, ma qualsiasi persona, possano trarre esempio e sviluppare le loro considerazioni, aumentando così lo spirito critico in modo autonomo e non giudato da giudizi televisivi o modi di raccontare le notizie molto soggettivi e omettendo le cose scomode. Grazie della vostra attenzione.
August 11

Perla di Biagio...

L’amore è un’autostrada, è una strada, è un passaggio, ogni volta bisogna stare sempre attenti come quando si guida forte. Quando si giuda forte…è pericoloso…si va più forte ma c’è pericolo, è l’amore è uguale, quando si corre quando si ama di più alla fine..tac..ecco il pericolo. Quindi quando si va piano si ama meno ma si sta un po’ più tranquilli, quando si va forte si ama più forte, però...attenzione. Quindi qual è la strada migliore…io tendenzialmente dove posso correre...corro…quando posso.
 
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